lunedì 13 aprile 2009

LA CACCIA

Uno degli aspetti della tradizione locale che riesce ancora a suscitare nella gente sensazioni e forti reazioni.
Tante le opinioni tra loro contrastanti per l'attribuzione di significati molto diversi.
Uno sport, o meglio una sorta di ancestrale rito collettivo, crudele e sacro nello stesso tempo, dove si celebra il trionfo della forza della vita, dove emerge l'unione delle persone nel perseguire uno scopo; il tutto condito dalla tragicità della morte violenta.
Non é un'attività snob, per pochi e ricchi eletti: qui, in Vald’Arno, capita spesso che frazioni intere, con tutte le sue famiglie, partecipa alla tradizionale apertura della stagione di caccia. E' di fatto uno degli ultimi aspetti sociali della nostra decimata cultura contadina, giunto a noi direttamente dal tempo remoto e che, purtroppo, sta perdendo alcuni importanti significati.
Un rito che dura una giornata intera, che vede, per il suo svolgimento, contrapposti uomini e animali; che si ripete, anzi si celebra, in questa stagione; con i bilanci e gli stati d'animo dell'autunno, con le sue condizioni meteorologiche. Che rimarrà tale, forse per ancora poco tempo.
Più ti allontani dale tue zone e più, parlando di caccia con qualcuno, fai fatica a farti capire; a volte, facendone cenno, fai inorridire le persone.
Eppure, non so cosa sia più disumano: se occuparsi di qualche falso problema etico ambientalista o continuare a far vivere le famiglie nel degrado ambientale di un quartiere metropolitano periferico. Forse é il solito fumo negli occhi.
Non so se sia più innaturale allevare un suino, in una stalla intensiva di qualche metro quadrato, macellarlo senza per lui nessuna speranza in un mattatoio industriale (sono un vero orrore, andate a visitarne uno, se non ci credete!) o permettere ad un branco di cinghiali di riprodursi e vivere su un territorio, cercando di sopravvivere al periodo della caccia. Il cacciatore, anche se per una forma di divertimento personale, si assume la responsabilità morale di abbattere l'animale, che poi mangerà. Forse, per certi aspetti, é più crudele una massaia che compera per qualche dieta solo petti di pollo o fettine di vitello da latte, senza farsi troppe domande; magari permettendo di scartare parte del resto dell'animale morto, e questo solo perché si rivela poco economico da trattare. Non so...
Il tema della caccia é sempre stato spinoso: sembra che non esistano mezze misure. O la tolleri, e magari la pratichi, o sei contro, sempre e in ogni caso visceralmente contro.
A nessuno piace sentir parlare di animali uccisi, magari con una fucilata, in mezzo alla campagna. Pochi però, pensano agli animali come esseri viventi, che diventano il nostro nutrimento.
I media, nel recente passato, forse hanno esagerato nel colpevolizzare i cacciatori. Premetto: io sono un cacciatore anche se non vado piu’ ormai a caccia.
Mi infastidiscono ed ho fortemente paura solo delle persone stupide e superficiali: anche tra i cacciatori ne esistono, come in ogni categoria di uomini. Anche qui, in Toscana, incontri ogni tanto qualche deficiente, intento a sparare a qualche metro dalle strade o vedi qualche altro mentecatto che tira fucilate, senza precauzioni e senza riflettere troppo, in zone dove si va per funghi o a fare trekking. Esistono pochi e sparuti casi; vanno puniti, in modo inflessibile e rigoroso, anche e soprattutto per l'incolumità delle persone.
Ma esistono anche dei veri signori, degli aristocratici signori della caccia, con un grande rispetto dell'ambiente naturale, dell'uomo come essenza principale dell'universo e del mondo animale. Ne conosco molti e tantissimi li ho conosciuti solo tramandati nei racconti di vecchi cacciatori.

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