Cecco
Lo potevi trovare li' tutti i giorni, in casa o al circolino del paese, quando andavi a trovarlo, fiero e schietto e come quel vino rosso toscano che sapeva fare e che per anni ho apprezzato alla tavola di mio nonno e di mio padre. Me lo ricordo così Cecco, saggio conoscitore della terra che lavorava, dei suoi bioritmi e che curava con l'etica e la sapienza di chi conosce il ciclo delle stagioni e il valore della tradizione, cacciatore da una vita o forse per la vita.
A volte, nelle calde mattine d'estate quando con i miei pensieri vado tra i campi di grano appena mietuto sperando di far alzar qualche Phasianidae, mi capita di perdermi in mezzo a tutto quel giallo, alzo lo sguardo e mi si spalanca l'azzurro del cielo settembrino che si allunga immenso fino sopra al margine del bosco per incontrarsi ormai lontanissimo con la linea bianca dell'orizzonte, chiudo gli occhi e vedo il bel bel viso di Cecco sorridente e felice come nelle indimenticabili giornate dell'apertura.
Adesso ci guarda tutti da quella cornice che è quest'azzurro cielo, lui, ai piedi della sua vigna con la doppietta aperta sulle spalle, mentre alza al cielo d'ottobre due splendidi fagiani.
Ma la cosa che a distanza di anni ancora ricordo e non potro' mai dimenticare finchè vivro', e' un episodio che mi fece capire in un caldo pomeriggio di settembre che le emozioni, l'etica e le esperienze per chi condivide una profonda passione spesso sono identiche.
Un anno per l'apertura dopo una sveglia alle quattro di mattina, ci incontrammo, come tutti gli anni per tradizione, sull'aia della sua grande casa di pietra che dal sommo di una collina del chianti Putto, dominava la valle dove Cecco viveva e lavorava, quella stessa terra, gli stessi campi dove lui cacciava ed anch'io cacciavo come suo ospite a volte solo per il giorno dell'apertura.....
Quella mattina, appena arrivati era ancora buio ed tutti i suoi animali ancora dormivano, nella stalla, nell'ovile, nel pollaio, l'unica che era sveglia e che aveva già capito l'orientamento della giornata era Diana, uno stupendo esemplare di segugio Italiano a pelo raso, fisicamente proporzionata e con grandi occhi languidi che sembravano dire " guarda come sono appena stata buona" ma quando la liberavi scatenavi una delle forze della natura.
Quella volta abbiamo vagato per le piagge tutto il mattino senza grandi risultati, solo alcuni frà i nostri compagni d'avventura che come noi rinnovavano un anno dopo l'altro la tradizionale apertura a casa di Cecco, avevano avuto il privilegio di "scaricare" il fucile ma le catture erano state scarse e senza che Diana avesse potuto scatenarsi, come piaceva a lei, dietro un orecchiuta leprotta......Dopo aver pranzato riprendemmo il cammino e proda dopo proda, vigna dopo vigna, frà un discorso e l'altro con la coda dell'occhio vidi partire Diana naso a terra; solo due metri dietro di me, accovacciata in un campo di "maggese" fra una zolla di terra e l'altra, si mimetizzava, immobile ed invisibile, la regina di quella caccia che sentitasi in pericolo per la presenza di Diana, guizzo' dal nascondiglio con un balzo correndo verso la vicina vigna, col cane a soli 30 centimetri a seguito.
Sparai, come si dice "d'imbracciatura", senza mirare o pensare troppo, con il rischio di fare un grande sbaglio, ma fortunatamente cosi' non fu'.
La prima impatto' la base del tronco di una vite facendola scuotere, la seconda per il timore di "arrivare" Diana con qualche pallino del 7, la piazzai piu' alta, proprio in mezzo ai "pampani" della stessa vite.
Altri caccaitori s'incrociarono in quell'occasione con quella Lepre e Diana dietro di lei, ma alla fine della "canizza" Diana aveva dato sfogo al suo proverbiale "seguito" e la Lepre sela cavo' con una paura da 90 e un po' di fiatone.
Sapendo come teneva alle sue colture Cecco e consapevole del danno che potevo aver procurato per imperizia e frenesia, quando Diana torno' da Cecco, vennero entrambi da me e mio padre per chidermi come mi sentivo, con un nodo alla gola confessai che per aver preso una decisione troppo istintiva avevo rischiato d'impallinare Diana e gli avevo distrutto una vite......
Mi accompagno' nella vigna, sfidandomi a ritrovare l'impatto del piombo che sembrava davvero non aver sfiorato le viti e sorridendo mi confesso' di essersi trovato spesso per la "foga" di Diana a provare le stesse mie sensazioni dopo avver affrettato un tiro per impazienza.
Mi rendo conto solo adesso che quella era una delle ultime giornate di caccia della mia vita in compagnia di quell'uomo e tornato sull'aia con le mie due solenni padelle di quelle che ti sembrano impossibili da sbagliare ma ancor piu' da raccontare; udìi uno sparo, era stato l'unico del pomeriggio a parte le mie padelle. Qualche minuto dopo vidi arrivare dal viottolo che saliva dalla valle, la figura robusta e dritta di Cecco con Diana a guinzaglio la doppietta in spalla e una meravigliosa lepre che gli pendeva dalla tasca posteriore della cacciatora; gli corsi incontro eccitato e ansimante per complimentarmi con lui che mi guardo'con gli occhi sorridenti e malinconici e mi disse prendendo in mano la regina alzandola al cielo: "guarda che fortuna, e' una meraviglia". Vidi una luce solcare il viso rugoso di quel felice vecchio compagno..... . .
"ah sto sole. . .", disse asciugandosi gli occhi coi palmi callosi delle sue grandi mani, forse graffiandosi fino all'anima, . . .
"mi fa lacrimare come un bambino";
"vento di tramontana, Cecco" gli dissi io, "non si sa mai se porta caldo o freddo. . . non si sa mai".
Mi guardo' sorridendo dandomi un pizzicotto sulla guancia, "vivi la tua vita ragazzo mio e non cambiarla mai, vedi com'e' bella!
Intanto un falco disegnava nel cielo rosso della sera le sue arcane traiettorie.
Non so' se mia figlia mi chiederà chi fosse "quel signore della foto che ogni volta la guarda e le sorride"; non so' se anche lei un giorno imbracciera' un fucile e incurante del freddo e della tramontana, della stanchezza e della pioggia correra' dietro a un'emozione ma sono certo che quando crescera' e gli capitera' questo foglio tra le mani capira' da sola.
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