sabato 19 settembre 2009

Come se fosse....

È quasi Ottobre, le foglie che cadono mentre mene sto’ seduto su di un masso, umido per la pioggia......
Il mio cane, corre dentro e fuori dal bosco, tartufo a terra, incurante delle spine dei rovi più duri.
Mi chiedo perché mi trovo qui, questa mattina. Sovrapposto aperto e appoggiato scarico sulle ginocchia, bavero alzato, sguardo perso nel vuoto; ad inseguire la scia di un’aereo che si disegna in cielo
Il cane, povera bestia, corre a perdifiato, esplora, mi viene a cercare, quasi m’implora di seguirlo.
Me ne sto lì, seduto su quel masso umido sordo a tutti i richiami........
I miei occhi, umidi e arrossati, sono assenti; spaziano gli angoli dei prati ed i margini di boschi che furon teatro di giornate indimenticabili, di frulli di allodole, di voli di tordi e fringuelli......
Anni fà il mese d’Ottobre era consacrato alle levataccie; la sveglia.... quanto l'odiavo che si permetteva di rompere anche quando ero in festa dalla scuola o dal lavoro, ma aveva un ordine e doveva rispettarlo.
Che ricordo meraviglioso quello che ora mi fa tendere la mano per poi raccoglierla a pugno, come facevo intorno alla tazza del cappuccino tiepido, sorseggiato al mattino in quei bar, in compagnia di Paolo e mio Padre............
Una nuvola con una strana forma nasconde il sole appena rinato; quattro tordi sasselli si stagliano veloci in mezzo a quell’immagine stupenda; li guardo senza nemmeno scompormi, passano veloci zirlando sulla mia testa, li seguo un poco con lo sguardo poi, quando non sono altro che quattro puntini odo un colpo che pare lontano, quasi ovattato; uno dei quattro uccelli chiude le sue ali per l’ultima volta.
Realizzo che la cosa mi da fastidio, eppure appoggiato sulle mie gambe c’è un fucile, ma sono seduto su questo masso umido, la mia arma scarica sulle ginocchia ed il cane che ora si è coricato sull’erba davanti a me.
Mi chiedo ancora perché mi trovo qui questa mattina.
Le strane forme nel cielo si sono dissiolte, svanite nell’aria sospinte dal vento ed ora il sole mi scalda le guance, asciugando la lacrima che mi riga il volto. Il cane capisce, e silenzioso si allontana un poco, per fare pipì, poi ritorna, mi lecca la mano e si siede guardandomi negli occhi; lo guardo ma lo vedo a malapena.
Il vento si è calmato, si odono spari in lontananza, ma nelle mie orecchie ci sono solo le voci di richiamo che ci facevamo quando volevamo accertarsi che ognuno di noi fosse sempre al proprio posto; o quando era l’ora di accendere il fuoco per cucinare il pranzo.......
Due, poi tre, poi altri due tordi mi passano di poco a lato, avrei potuto tirare con tutta calma, ma me ne sto’ seduto su questo masso, con il fucile appoggiato sulle gambe.
Lo vedo distintamente, Paolo appoggiato ad un ulivo mentre si fuma l’ennesima “lido” mattutina e gli uccelli gli passano a tiro quasi sbeffeggiandolo; solo dopo svariate volte mi sono accorto che la cosa era voluta: a volte lasciava che i volatili venissero a tiro del mio fucile. Lo faceva perché io sparassi, a Lui importava che io fossi felice. Ero giovane ed esuberante, avrei anche fuso le canne del fucile se ne avessi avuto la possibilità............
Altri spari, un uomo mi si avvicina a passo lento, il fucile a tracolla, quasi ha timore ad avvicinarsi mi guarda, lo guardo e senza parlare forse capisce; credo volesse accertare che io stessi bene. Non mi chiede nemmeno se ho qualche problema all’arma o se il cane sta male; incrociamo gli occhi e questo basta. Forse per non fare la figura dell’impiccione, mi chiede se ho del fuoco per accendersi una sigaretta. Distinguo benissimo l’accendino messo nel pacchetto insieme alle sue bionde.
Poi si allontana e ritorna alla sua parata.
Nella mia testa si affollano i pensieri, i ricordi. Ricordi fatti di giornate meravigliose passate insieme a loro, anche di litigi per il diverso modo di vedere le cose. Bellissimo il ricordo del rapporto che avevo con lui; fatto anche di complicità, mai di sfide, di generazioni diverse ma unite.
Ricordo i mesi di sofferenza, della mia sofferenza per sentirmi impotente davanti al male, a quel destino maledetto che ce lo ha portato via in quel modo.
E non ho potuto e saputo fare nulla di più. Sarà anche colpa mia? Avrò fatto abbastanza?
Avrò mirato bene a quell’uccellaccio nero?
Lo saprò mai?
La strana nuvola si è dissolta definitivamente, l’uomo della sigaretta si è allontanato con i suoi pensieri.
Il cane continua a guardarmi, lui non era nemmeno nato, quando noi tre andavamo a caccia, non può capire; sa solo che è giunta l’ora di farmi rivivere e con un potente latrato che sa di monito mi richiama all’ordine.
Mi alzo in piedi e m’allontano in direzione della macchina, inviando all’uomo della sigaretta un saluto con la mano ed un arrivederci che solo io sento. Lui contraccambia senza dire altro
Lungo il sentiero mi pare di sentire un rumore, quella voce che non scorderò mai; mi volto di scatto, un merlo vola rasoterra tra un cespuglio e l’altro. Lo seguo con lo sguardo e mi scappa da ridere
Accarezzo ancora il cane.
Grazie Paolo, arrivederci , e dai un bacione a Nella e Dino da parte mia.

P

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