Certo che solo a leggere questa orrenda parola "caccia" qualcuno avrà già chiuso la pagina.
Oppure penserà, cosa, quegl'infami sparacchiatori che girano per le nostre campagne uccidendo povere bestiole da mattina a sera, vogliono parlarci del loro crudele divertimento?
Forse è stata l'ormai cronica stanchezza di chi, come me, maturo cacciatore con diverse levataccie sulle spalle, si sente da troppo tempo additato come sanguinario assassino con le mani perennemente lorde di sangue a stimolare la voglia di postare sul blog queste poche righe.
Sinceramente questo non mi ha però impedito di andare per la mia strada e di continuare ormai da quasi trent'anni a seguire la mia passione.
Per me la caccia non è un hobby e neppure uno sport, chi dice di praticarla per questo non è un cacciatore.
La Caccia è una passione e come tutte le passioni deve essere guidata da una sua etica e praticata con intelligenza e conoscienza.
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La Caccia di Diana del Domenichino, che il cardinale Scipione si Aggiudicò con mezzi quantomeno discutibili, cioè imprigionando l'artista che gli aveva negato l'acquisto dell'opera. Dipinta tra il 1616 e il 1617, raffigura la dea della caccia assieme ad un gruppo di ninfe, impegnate in una gara con l'arco. La scena è ispirata ad un episodio dell'Eneide di Virgilio, mentre la freccia che colpisce il bersaglio è una metafora e si riferisce all'arte della retorica, cioè alla capacità degli argomenti di colpire il bersaglio.
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Andando a caccia si vive la tradizione dei propri padri, nonni, zii, fratelli e incredibilmente, si pensa anche.
Si pensa pure che si stà sottraendo una vita alla natura e ci si chiede se questo è giusto, se siano legittimi i sensi di colpa e allora leggiamo librettini tipo "Filosofia della Caccia" del filosofo Spagnolo Josè Ortega Y Gasset oppure " Il Bosco degli Urogalli" di Mario Rigoni Stern.
Il cacciatore non ha la certezza matematica che la sua condotta sia irreprensibile, ma beninteso non è nemmeno sicuro del contrario, si trova forse in una situazione ambigua che vorrebbe chiarire riflettendoci sù, senza raggiungere mai l'evidenza desiderata.
Personalmente nella mia pur limitata conoscenza del mondo da semplice "uomo di piaggia" amo vivere nella natura e a contatto con essa, ma allo stesso tempo come un animale di gruppo o uomo di relazione, a seconda di come vogliamo parafrasare, amo stare con le persone e vivere con mia figlia e la mia famiglia e le mie risposte, pur non definitive, le ho trovate, altrimenti avrei smesso di sognare la caccia e la sua poesia.
P
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